Se non fate quello che vi dico..

Se non amate me più dei vostri stessi figli…

Se non prendete la vostra croce e non vi mettete dietro di me…

Se non vendete tutto quello che possedete…

Non potete essere miei discepoli.

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Come lo spieghiamo al mondo che Dio è buono e misericordioso, quando noi stessi facciamo a pugni con certe sue parole?

Non ci basta il tormento interiore, tanto che dobbiamo sentirci rinfacciare dal mondo che tutte le religioni e tutte le divinità sono solo una patetica invenzione umana?

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Forse la chiave è nascosta, quasi in codice, dentro quella parola… Amare.

Non si può amare come narcisisti. Essi non sono in grado di amare.

Non si può amare neanche di un amore possessivo. Non sarebbe amore.

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È qui la chiave del discorso di Gesù: l’amore è la più grande forza che muove il mondo.

Egli è la voce di un Dio che chiede di essere amato. Come un Padre. Il Padre nostro.

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Ma, allora, perché usare parole così esigenti?

Forse c’entra quel dettaglio delle folle che seguivano Gesù è quasi lo schiacciavano, ognuno alla ricerca cerca di un miracolo, di una guarigione, di un favore.

Gesù compie guarigioni come un mezzo per comunicare la potenza dell’amore di Dio. Le le folle ne hanno fatto un fine. È Dio è il mezzo per raggiungere il fine.

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È una costante della storia dell’umanità. In ogni religione la divinità era invocata, destinataria di sacrifici al solo scopo di catturare il suo potere di controllare le forze della natura e di dirigere gli eventi.

Molti credenti cercano Dio al bisogno. È sembra pure che siano diventati talmente indifferenti verso di lui, che si chiami Budda o Allah o Geova, l’importante è che faccia quello che sa fare un dio: i miracoli.

Si va dalla legittima e accorata preghiera che chiede la guarigione per una persona cara, alla preghiera di in padre per non perdere la casa messa all’asta per debiti insoluti, a richieste più assurde: la “raccomandazione” per ottenere un voto alto all’esame dell’università, la promessa di devolvere una cifra cospicua nel caso di una grossa vincita alla lotteria.

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Così il messaggio si fa più chiaro. Dio non vuole sostituirsi ai nostri affetti.

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Si può apprezzare la luce di un faro in una sala, se davanti ad esso si colloca anche il più bello dei mobili? Cosa si può apprezzare di quel mobile, della sua manifattura, del suo pregio, se la luce che doveva illuminarlo è stato oscurato proprio da esso.

Il problema, forse, non è amare i figli più di Gesù o amare i propri possedimenti più di Gesù ma di amarli come se fossero Dio o al posto di Dio.

Se Dio è amore e la sorgente di ogni amore, forse Gesù sta dicendo che amando lui al di sopra di tutto si attinge a quell’oceano infinito dell’amore di Dio con il quale si può amare, dia un amore più vero più pieno e più bello persino i propri figli.

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Leggi il testo:

In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro:

«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo.

Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo. …..

Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».

Dal vangelo secondo Luca 14,25-33

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