A un primo sguardo, sembrerebbe che il racconto del grano e della zizzania affronti l’eterno problema dell’origine e della presenza del male. In realtà, il vero tema della parabola è il Regno di Dio.
Se Gesù è la manifestazione del Regno di Dio sulla terra, perché questo Regno, nonostante i miracoli e i segni, sembra così poco visibile? Perché chi sceglie il bene ha spesso l’impressione che il Regno non cresca? Perché, al contrario, tutto ciò che si oppone a Dio sembra prevalere e occupare la scena?
Gesù risponde a queste domande parlando della zizzania.
Il male lo vediamo ovunque attorno a noi, troppo spesso nelle sue forme più drammatiche e tragiche. Ma lo vediamo anche dentro di noi. La verità, cari amici, è che nessuno è del tutto immune dal fascino del male.
Il male, però, non nasce all’improvviso. Nasce nel cuore. Diventa un pensiero, poi una scelta e, infine, un progetto. Si organizza, si diffonde, si insinua nella storia. È per opera sua che la vita di milioni di persone viene considerata meno preziosa di quella di altre. Proprio come racconta Gesù: mentre tutti dormono, arriva il nemico e semina la zizzania in mezzo al grano.
Può sembrare un’affermazione forte, ma non esiste guerra, né violenza, né ingiustizia che non affondi, in qualche modo, le sue radici nel cuore dell’uomo. La radice ultima del male è il peccato, quella misteriosa inclinazione che ci porta a scegliere ciò che è sbagliato quando ci appare conveniente, innocuo o quando pensiamo che nessuno ci stia osservando.
Quando poi contempliamo il male nelle sue immense proporzioni, nasce spontanea una domanda: «Signore, perché non intervieni? Perché non elimini il male una volta per tutte?».
La risposta di Gesù ci sorprende: «Lasciate che l’uno e l’altra crescano insieme fino alla mietitura».
Non perché Dio sia indifferente. Né perché si rassegni al male. Ma perché conosce il cuore dell’uomo. Sa che le radici del grano e quelle della zizzania si intrecciano. Sa che il confine tra il bene e il male attraversa anche ciascuno di noi. E sa che strappare tutto subito significherebbe rischiare di distruggere anche il bene che, silenziosamente, sta crescendo.
In altre parole, poiché la radice del male è profondamente intrecciata, dentro di noi, a quella del bene, per sradicare completamente il male Dio dovrebbe sradicare anche l’uomo. E Dio non vuole distruggere l’uomo: vuole salvarlo.
Lo sguardo di Dio è diverso dal nostro.
La sua pazienza non è debolezza. È misericordia. È il tempo concesso alla conversione. È la fiducia che nessuna vita sia definitivamente perduta finché rimane aperta alla grazia.
A questo punto la domanda cambia: come si elimina il male? Come si rende visibile il Regno di Dio nel mondo?
Gesù ci insegna che il male non si vince con altro male. L’odio non sconfigge l’odio. La violenza non genera la pace. La vendetta non costruisce la giustizia.
Il male si vince seminando il bene.
Ogni gesto di perdono spezza la catena dell’odio. Ogni parola di verità indebolisce la menzogna. Ogni scelta di giustizia rende il mondo un po’ più umano. Ogni mano tesa verso chi è nel bisogno è un seme del Regno di Dio.
Ecco il nostro compito. Non passare la vita a cercare la zizzania nel campo degli altri, ma custodire il grano che Dio ha seminato nel nostro cuore. Vigilare perché il rancore non soffochi la carità, l’invidia non soffochi la gioia, l’egoismo non soffochi la generosità.
Dio continua a credere nel suo campo. Anche quando noi vediamo soltanto zizzania, Lui continua a vedere il grano che cresce. E invita anche noi a fare lo stesso: a non lasciarci rubare la speranza.
Perché il male non avrà l’ultima parola. L’ultima parola sarà di Dio, e sarà la vittoria definitiva del bene.
Fino a quel giorno, il nostro compito è uno solo: continuare a seminare il Vangelo, nella certezza che ogni atto d’amore, anche il più piccolo e nascosto, è già una sconfitta del male e un’anticipazione del Regno che viene.