Il rischio di essere lampade spente in un mondo in cerca di luce

Si dice che non bisogna mai legarsi a persone spente, incapaci di vita e di positività. L’esperienza insegna che hanno una particolare capacità di trascinare nel loro buio anche altri o, almeno, appesantire la loro vita.

Nessuno che organizzi una festa invita persone spente, incapaci di allegria, di sprizzare luce.

In fondo, il senso del messaggio di Gesù, nella parabola delle dieci vergini, si innesta sempre nell’essere “umano” dell’uomo.

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Durante la celebrazione del battesimo, al candidato (o al padre, nel caso di un neonato) viene consegnata una candela e viene chiesto di accenderla al cero pasquale, simbolo di Cristo risorto.

Il celebrante pronuncia queste parole: ”

“Siete diventati luce in Cristo. Camminate sempre come figli della luce, perché perseverando nella fede, possiate andare incontro al Signore che viene, con tutti i santi nel regno dei cieli.”

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Siamo portatori di luce per natura. Gesù, per indicare coloro che hanno creduto in lui, afferma: “voi siete la luce del mondo“.

Il miracolo della vita è tale che l’essere umano possegga, in sé, una sorgente per divenire, lungo il cammino della sua vita, luce e fuoco. Occorre che ci sia la scintilla che inneschi la fiamma. Poi, l’impegno costante ad alimentarla.

Le vergini “stolte” rappresentano una condizione umana, una che nega la vera natura essenziale dell’essere “umani”: sono lampade spente, lampade dai serbatoi vuoti, incapaci di innescare la reazione che genera la fiamma.

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La fede è come la fiamma. Fragile, bisognosa di essere custodita e alimentata.

Senza quel fuoco, siamo candele spente, cristiani senza energia. O meglio, cristiani che hanno sperperato le riserve di carburante e non riescono a innescare più alcuna scintilla.

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Leggi il testo:

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:

«Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono.

A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”.

Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”.

Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».

(Matteo 25, 1-13)

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