“Non abbiate paura”… Quando le parole non sono dette per dare conforto ma per “preparare”

Dal Vangelo secondo Matteo Mt 10,26-33

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze.
E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo.
Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!
Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».

*

“Non abbiate paura”. Gesù non rivolge queste parole alle folle né al gruppo più ampio dei discepoli. Le dice ai Dodici apostoli. 

Questo cambia il senso dell’invito. Non si tratta di un incoraggiamento generico a non scoraggiarsi davanti alle difficoltà della vita. 

Gesù parla agli apostoli in vista della missione che stanno per compiere. Per la prima volta saranno soli, tra sconosciuti, in villaggi e città che non conoscono. Per la prima volta Gesù non sarà con loro. 

È il momento dello svezzamento. Finora si erano sentiti al sicuro accanto a Gesù. Era lui a predicare. Ora, invece, saranno inviati a due a due ad annunciare un vangelo di cui non hanno ancora compreso tutta la profondità. 

È a loro che Gesù dice: “Non abbiate paura”. Non parla delle prove comuni della vita, ma delle difficoltà concrete che incontreranno quando si troveranno davanti a folle di sconosciuti. 

Non dovranno temere il giudizio della gente. Non dovranno lasciarsi bloccare da uomini di cultura, teologi o potenti locali. E non dovranno limitarsi a parlare solo a piccoli gruppi, per sentirsi più al sicuro. 

Il punto è questo: dovranno esporsi. Sono inviati a predicare e dovranno farlo pubblicamente. Fin dall’inizio Gesù dà alla missione un carattere pubblico. Ciò che ha insegnato loro in privato dovranno proclamarlo nelle piazze e sui tetti, davanti a tutti, senza paura. 

L’annuncio deve risuonare in modo chiaro. Deve suscitare domande, reazioni, anche scompiglio. La fede non può essere ridotta a un fatto privato. Il popolo deve decidere davanti a Gesù: accoglierlo oppure no. “Chi mi riconoscerà… anche io lo riconoscerò”. 

Non importa quanti lo riconosceranno. Forse otto su dieci derideranno gli apostoli e se ne andranno. Forse due resteranno. Va bene così. I criteri del Regno di Dio non sono quelli degli uomini. Davanti a Dio, vittoria e sconfitta non si misurano con i nostri numeri. 

Per quei due che avranno accolto il vangelo, i cieli saranno in festa. E proprio loro, un giorno, potranno trasmettere ad altri il messaggio ricevuto. Anche quelle missioni che sembrano fallimenti possono diventare l’inizio di una comunità. 

Da qui nasce l’invito pressante: “Non abbiate paura”. Non fate vostri i criteri di giudizio della gente. Andate avanti. Non preoccupatevi se le cose non procedono secondo i vostri piani. Fidatevi di Dio, sempre. Anche nei fallimenti. 

A questo punto nasce una domanda: se queste parole sono rivolte ai Dodici, come dobbiamo leggerle noi? 

Nella Chiesa siamo tutti discepoli. Alcuni sono chiamati a continuare la successione apostolica, come i vescovi. Tuttavia, in forza del battesimo, tutti siamo anche inviati. Tutti i battezzati sono responsabili dell’annuncio del vangelo, ciascuno secondo la propria vocazione, i propri doni e i propri carismi. 

Anche noi, negli spazi in cui viviamo e lavoriamo, siamo chiamati a uscire allo scoperto. Siamo chiamati a testimoniare il vangelo con l’esempio, con una parola, con gesti concreti. Non possiamo restare passivi. Non possiamo seguire Gesù solo per ricevere consolazione nei problemi della vita. Siamo anche inviati. Per questo, il suo “Non abbiate paura” è rivolto anche a noi. 

Ti potrebbe interessare...