La risurrezione di Lazzaro è solo l’inizio. Dio farà molto di più.

Dal libro del profeta Ezechièle
Ez 37,12-14

Così dice il Signore Dio: «Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi faccio uscire dalle vostre tombe, o popolo mio, e vi riconduco nella terra d’Israele.
Riconoscerete che io sono il Signore, quando aprirò le vostre tombe e vi farò uscire dai vostri sepolcri, o popolo mio.
Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete; vi farò riposare nella vostra terra. Saprete che io sono il Signore. L’ho detto e lo farò». Oracolo del Signore Dio.

Leggi il racconto della risurrezione di Lazzaro QUI.

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Gesù si prepara ad affrontare il momento culminante della sua missione e sa che cosa lo aspetta. Nei suoi viaggi tra le città e i villaggi, anche fuori da Israele, in piena terra pagana, egli ha aperto gli occhi ai ciechi, sanato malati di ogni genere, guarito paralitici, sfamato le folle e, soprattutto, in ognuna di queste circostanze, ha annunciato l’avvento del regno di Dio.  

Lazzaro non è l’unico morto che Gesù ha risuscitato. Ricordiamo la figlia di Giairo morta a 12 anni e il figlio unico della madre vedova che Gesù aveva incontrato mentre era in atto il corteo funebre. La novità della risurrezione di Lazzaro è che avviene a funerale avvenuto, a distanza di quattro giorni dalla morte, quando il villaggio che da giorni era tornato alla sua vita ordinaria, con un corpo già in stato iniziale di decomposizione (questo è un particolare che va tenuto presente). In più, era credenza comune a quel tempo che l’anima abbandonasse definitivamente il corpo del defunto alla fine del terzo giorno. Quindi, in questo caso, ciò che Gesù risuscita non è una persona appena defunta ma un corpo in decomposizione.  

Partiamo da un punto fermo. Giovanni non chiama le guarigioni di Gesù “miracoli”. Li chiama “segni”. La parola miracolo porta l’attenzione sul fatto straordinario, in sé stesso e per sé stesso, e sui poteri straordinari di colui che lo compie. 

Chiamandoli “segni”, l’evangelista sposta l’attenzione dal fatto prodigioso al suo significato più profondo. Il gesto della guarigione è, dunque, un messaggio, una rivelazione, qualcosa che rimanda al mistero. Ed è nel cuore del mistero della volontà di Dio che si può comprendere pienamente il gesto. Colui che ha il potere di riportare in vita un defunto già in decomposizione ha anche il potere di dare una vita che supera i confini della vita mortale. Egli dà la vita eterna che non muore mai. 

Lazzaro, infatti, non risorge. È riportato in vita, in questa vita. Ciò significa che egli morirà, di nuovo. La risurrezione, invece, è ciò che il ritorno alla vita mortale di Lazzaro intende annunciare 

Il gesto di Gesù è un atto di rivelazione: della compassione di Dio, del suo desiderio di rendere tutti partecipi della sua stessa vita divina; non solo la vita terrena ma quella eterna. Il grande messaggio continua ad essere che noi siamo tutti amati da Dio ed egli desidera che noi facciamo esperienza del suo amore nella storia del mondo, nonostante il male e a dispetto del male. Dio si rivela, in Gesù, come l’autore della vita, il soffio che la sostiene e il suo destino ultimo. Gesù è la risurrezione è la vita. Credere in lui significa accedere alle sorgenti della vita eterna. E l’eternità con Dio vale più della ricerca dell’immortalità in questa vita. 

Vi sono due particolari a cui fare attenzione. Il primo, l’ordine di Gesù di togliere la pietra che sigilla la tomba. Gesù ha il potere di ridare la vita. Ma è necessario che l’uomo collabori alla sua azione rimuovendo ogni ostacolo, ogni masso che impedisce alla luce della vita di entrare nei luoghi dove regna la morte. Il secondo è l’ordine di togliere le bende, di “liberare” Lazzaro e “lasciarlo andare. Gesù dà la vita, la sua luce entra nei luoghi della putrefazione della storia umana e individuale ma occorre che l’uomo faccia la sua parte, con l’adesione della sua libera volontà, nel liberare sé stesso, la comunità cristiana e il mondo da tutto ciò che soffoca la vita e la imprigiona. Si può essere come dei morti chiusi nella tomba del proprio cuore. Allo stesso tempo, si può essere morti per le catene dell’ingiustizia e dell’oppressione. Nell’ordine: “Liberatelo e lasciatelo andare” leggiamo un segno chiaro della vocazione cristiana verso il mondo. 

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