Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 10,37-42)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Chi ama padre o madre più di me non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto.
Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».
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Il senso di questo brano del Vangelo si può riassumere così:
Qualunque sarà la risposta dei destinatari dell’annuncio che farete, non è un vostro problema. Il vangelo annunciato è già, in sé stesso, la ragione per accoglierlo. E chi ne ascolterà l’annuncio ovrà assumersi la responsabilità di una decisione chiara o per me o senza di me.
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Gesù non parla alle folle, né a tutta la comunità dei discepoli. Parla ai Dodici apostoli. Li prepara al loro primo invio in missione, a due a due. Andranno su suo mandato, ma senza di lui.
Da queste parole, e da quelle che le precedono, si capisce che Gesù risponde alle preoccupazioni degli apostoli davanti a questo primo compito.
Sono inviati, ma nessuno di loro è davvero preparato. Nessuno è teologo. Nessuno ha ancora compreso fino in fondo la missione di Gesù, i suoi gesti e le sue parole.
Credono in lui e lo seguono. Ma Gesù non li ha scelti per restare discepoli passivi. Li ha scelti come apostoli, cioè come inviati.
Andranno nelle piazze e nelle sinagoghe di villaggi e città. Parleranno a persone sconosciute. Molti resteranno indifferenti alla loro predicazione. Per questo Gesù li mette in guardia dal rischio di chiudersi in luoghi sicuri per evitare il confronto con le piazze. Dice loro: “Quello che io dico nel segreto, voi predicatelo sui tetti”. L’annuncio deve essere rivolto in forma pubblica, a tutti, non solo ad alcuni. Anche a chi lo rifiuterà.
Gli apostoli temono reazioni e tensioni. Sono pescatori e lavoratori semplici. Dovranno parlare nelle piazze e incontreranno anche teologi e notabili, pronti a opporsi e a minacciarli. Che cosa devono fare?
Il senso delle parole di Gesù è questo: chi accoglie voi, nella vostra missione, accoglie me. E chi accoglie me accoglie il Padre che mi ha mandato. Questa è la forza della parola che vi affido.
Ognuno sarà libero di accogliervi come profeti o come uomini giusti. Qualcuno vi ascolterà e poi si allontanerà. Ma l’annuncio del Regno è per tutti, anche per chi non lo accoglie.
E se qualcuno, nella fatica della missione, vi darà anche solo un bicchiere d’acqua fresca perché vi ha riconosciuti come miei discepoli, non perderà la sua ricompensa davanti al Padre.
Il discorso di Gesù riguarda quindi i destinatari dell’annuncio. È anche un invito a non fissarsi su ciò che potrebbe andare storto.
Resta però la difficoltà delle parole iniziali. Suonano dure, quasi inaccettabili: “Chi ama padre o madre più di me non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me”. Davanti a queste parole possiamo reagire dicendo: “No. Non è possibile. Vogliamo amare Dio, ma non possiamo amarlo più di un figlio”.
In ogni caso, sono parole esigenti. Chiedono una scelta vera per Cristo, non un’adesione debole e senza consistenza.
Ma che cosa significa amare Cristo più di un figlio? Dio non è in competizione con i nostri affetti. Non ci chiede di amare di meno le persone care, né di metterle sullo sfondo della nostra vita.
Va ricordato che queste parole sono rivolte ai Dodici e riguardano prima di tutto i destinatari della loro predicazione.
La domanda di fondo è questa: come riconoscere chi accoglie davvero il Regno e chi usa solo parole vuote?
Il senso delle parole di Gesù è chiaro. Ai destinatari dell’annuncio viene offerto un dono: entrare nel Regno. È il dono della salvezza, offerto a tutti. A questo dono si risponde con l’obbedienza alla verità della salvezza, che si compie solo in Gesù Cristo.
Chi accoglie questa salvezza e riconosce Gesù Cristo come Signore sarà riconosciuto da lui davanti al Padre.